La camorra e le relazioni pericolose di Cosentino
di Marco Lillo

Se ne parla ovunque, nelle redazioni dei giornali e nei convegni politici. Tranne che nel posto giusto, in Tribunale. Eppure la notizia è dirompente: la Procura di Napoli ha chiesto l’arresto dell’onorevole Nicola Cosentino. Stiamo parlando del sottosegretario con delega sul dipartimento del tesoro, sulle provvidenze radiotelevisive e sul Comitato interministeriale per la programmazione economica. Nonostante le accuse gravissime (concorso in associazione camorristica), Cosentino punta alla presidenza della Campania, dove potrà sedersi senza lasciare la poltrona di onorevole.

La notizia è nascosta nei pastoni dei giornalisti politici e nei discorsi oziosi sulla sua candidatura, al pari dell’appoggio di un Mastella qualsiasi. Così come un intercalare. Si dice: Cosentino ha la benedizione di Berlusconi ma è osteggiato da Bocchino e dalla Carfagna e poi si aggiunge distrattamente, ah e poi c’è anche quella richiesta di arresto…. A innescare questo dibattito surreale è stato un pezzo di Guido Ruotolo su “La Stampa”. Un anno fa scriveva: “un parlamentare di destra dice che la procura ha chiesto l’arresto di Cosentino”. Era quello il periodo nel quale “L’espresso” con una serie di inchieste aveva raccontato agli italiani i segreti del sottosegretario. Ne seguì una stiracchiata mozione di sfiducia del centrosinistra non fu approvata perché molti nel Pd non votarono. Forte di questo clima lassista il sottosegretario non solo non ha lasciato Roma ma ha rilanciato in Campania. Pochi giorni fa “La Stampa” ha ripubblicato la notizia . Per i duri d’orecchi stavolta l’ha presentata come fatto certo. Nessunasmentita. La richiesta effettivamente c’è e sarebbe stata firmata più di un anno fa dai pm Giuseppe Narducci e Alessandro Milita. Da allora pende davanti al gip di Napoli Raffaele Piccirillo, che non ha ancora deciso nonostante l’importanza della questione e le fughe di notizie anche perché, alcuni mesi fa, ricevuto alcune integrazioni che hanno rallentato il suo lavoro. Così la politica della seconda regione italiana, un territorio paragonabile al Belgio, resta sospesa. In questa bolla nessuno si comporta come accadrebbe a Bruxelles. L’accusato non si dimette. Il suo leader lo candida, e la Procura? Il capo supremo dell’accusa, il procuratore generale di Napoli, Vincenzo Galgano, rilascia un’intervista al Corriere sulle accuse a Cosentino: “non ho elementi dai quali mi risultino queste circostanze. E, per quel che mi riguarda allo stato è una persona nei cui confronti non ho nulla da ridire”. Perfetto. La dichiarazione diventa uno spot pronto per essere pubblicato a caratteri cubitali sulla home page del sito dell’onorevole come un certificato di buona condotta. Solo dopo un paio di telefonate dal palazzo di giustizia, è stata rimossa.

Di fronte a questo ribaltamento dei ruoli e della realtà, è il caso di mettere in fila due dati. Nicola Cosentino nasce nel 1959 da papà Silvio e mamma Olga a Casale di Principe. Casale non è Sacramento e i Cosentino non sono i Bradford della serie tv.

Il casellario di papà è composto di tre pagine fitte: dal danneggiamento di edifici militari alle lesioni personali, dalla tentata truffa al sequestro di persona (semplice e risalente a due anni prima della nascita di Nicola). Papà Silvio poi mette la testa a posto e si mette in affari nei petroli. Grazie alla “capacità di penetrazione nel territorio” della ditta di famiglia oggi il gruppo Aversana Petroli, diretto dal fratello Giovanni, fattura 200 milioni di euro e controlla una rete di distributori sparsi per l’Italia. In famiglia i due fratelli, Giovanni e Nicola, si dividono i compiti. Il più giovane si mette in politica, dove per rispetto al padre, in molti lo chiamano con il suo stesso soprannome, dovuto ai rapporti con gli alleati nel dopoguerra: “O mericano”.

Cosentino durante la prima repubblica entra nel Psdi e poi, dopo qualche tentennamento nella lista civica si schiera con Berlusconi. Ben cinque pentiti hanno raccontato i legami di Cosentino con la criminalità. Sono parole da prendere con le molle perchè necessitano di riscontri e Cosentino è innocente fino a prova contraria ma è utile riportarle. Carmine Schiavone, cugino e complice di Sandokan, cioé Francesco Schiavone, il boss dei casalesi, ha raccontato nel 2000 i rapporti del politico con l’altro clan casalese, i Bidognetti: “Alle elezioni del 1982 il gruppo Bidognetti appoggiò ‘o Americano’, Nicola Cosentino che stava nel Partito socialdemocratico”.

Dopo la fine della prima repubblica, il politico entra in una lista civica e poi sale sul carro di Forza Italia. Intanto a Casale gli Schiavone la fanno da padrone e in alcuni casi le strade delle due famiglie si incrociano. Nel 1993 Cosentino e i suoi fratelli comprano un terreno dai familiari del boss Sandokan, alcuni dei quali saranno poi arrestati per camorra. Una coincidenza per il sottosegretario. Anche se un altro pentito, Domenico Frascogna, nel 1998 racconterà: “quando Sandokan intendeva farci avere notizie utilizzava Natale (un avvocato poi arrestato nel 2008 perché ritenuto un prestanome dei casalesi, ndr) che peraltro svolgeva questo suo compito unitamente a un politico di Casal di Principe. Non ricordo il nome ma viene soprannominato ‘o Americano’. Se non sbaglio questo politico non opera a livello locale di Casal di Principe ma a un livello superiore”. E, da allora, il livello è salito di molto.

da Il Fatto Quotidiano n°26 del 22 ottobre 2009