Ignazio La Russa è personaggio terribilmente televisivo ormai classico, e già questo dovrebbe suscitare, forse, un qualche simposio sui pregi di certa fisiognomica. Ascoltate intanto un po’. Ciononostante, da qualche tempo la televisione migliore rischia d’essere quella che non sgorga dal tubo catodico (o dallo schermo al plasma) semmai da Internet. Parlo della televisione che nasce perfino dal semplice passante che d’improvviso si accorge di un fatto, un’ingiustizia quindi, già che si trova lì, punta il proprio telefonino e registra l’evento, tutte cose che da lì a poco caricherà in Rete, ed ecco la conferma al nostro assunto: le migliori perle televisive ultimamente vivono davvero alla larga dall’apparecchio fisso. Si tratta soltanto di andarle a cercare su YouTube, per esempio. La perla recente più esemplare del nostro settore, mostra Ignazio La Russa ospite del Columbus Day di New York. Dinanzi a una contestazione da parte di alcuni connazionali presenti nella Grande Mela con cartelli che mostrano il viso di Berlusconi, il nostro ministro della Difesa pensa bene di rispondere al facinoroso dandogli del “pedofilo!” Nel dettaglio: c’è la parata su Columbus Avenue.

C’è La Russa in veste di autorità italiana a bordo, come JFK, di un’auto scoperta. Ci sono i manifestanti (forse due) di “Qui New York libera” che innalzano cartelli e gridano: “Ignazio, lo stato non può trattare con la Mafia, se Mangano è un eroe, Borsellino cos’è?” Fa finta di niente, La Russa, e intanto l’auto ha modo di guadagnare qualche metro. Quelli però lo seguono imperterriti, continuando a porgli il quesito di cui sopra. Va avanti così finché La Russa non mette in atto una certa tecnica diversiva acquisita nel tempo, la stessa che adottata con Piergiorgio Odifreddi poche settimane prima a “Porta a Porta”: “Lei mi fa schifo, non voglio sentirla,” aveva urlato convinto così di mettere a tacere un possibile “vilipendio” all’autorità religiosa da parte del matematico.

Tornando a New York c’è nuovamente La Russa che urla: “Mi ricordo, sei un pedofilo!” Testualmente così rivolto sempre ai contestatori. E ancora: “Vergognati, mi ricordo cosa facevi alle bambine”. La scorta del ministro prova a chiedere l’intervento degli agenti newyorkesi, ma quelli gli spiegano che il diritto di protesta negli Usa è pratica diffusa, legittima.

Fino a ieri riconoscevamo a Ignazio La Russa la faccia giusta, perfetta per l’opera dei pupi. Il volto ideale da applicare a uno dei “mori”, dei “saraceni”, degli “infedeli”, un volto che l’artigiano, il geppetto puparo realizza marcando appunto sguardo puntuto, barba non meno aguzza e incarnato nero-pece. Da oggi prendiamo atto che, in realtà, il personaggio è a ben più ampio spettro. Rappresenta la secolarizzazione berlusconiana di quel certo “autoritarismo” che una volta, magari per semplice amore di brevità, usavamo dire “fascista”, ma questo accadeva quando l’unica televisione possibile era ancora quella che si vedeva con un Voxson, oggi che c’è la Rete non c’è più bisogno di chiamare in causa i fantasmi del passato, di fronte all’abuso e alle insinuazioni di potere si dice più sinceramente paese mio.

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da Il Fatto Quotidiano n°24 del 20 ottobre 2009