di Stefano Feltri

“Silete, economisti”, auspica spesso il ministro Giulio Tremonti adattando l’invito perentorio che Carl Schmitt rivolgeva ai giuristi dalla prigione. E tra quelli la cui voce risulta meno amata dal ministro (e non solo da lui, anche da chi lo ha preceduto su quella poltrona) ci sono, appunto, quelli de lavoce.info il sito animato dal professor Tito Boeri che il 4 luglio 2010 dovrebbe compiere otto anni. Condizionale d’obbligo (o almeno scaramantico), perché anche lavoce.info è a suo modo vittima della crisi. Sul sito è comparso un articolo che si rivolge “agli amici della Voce” in cui si legge: “Per continuare a garantire la qualità che vi offriamo abbiamo il bisogno urgente che ritorniate a manifestarci in modo tangibile e continuativo il vostro consenso e il piacere di leggere le nostre analisi, i dati che vi proponiamo e le nostre critiche ai potenti di turno con i vostri tanti piccoli contributi”.

Tito Boeri spiega al “Fatto” l’origine del problema: “Per la prima volta, quest’anno abbiamo fatto la convenzione per avere il 5 per 1000 e molti lettori che prima ci sostenevano con donazioni occasionali hanno scelto quella formula per aiutarci. E quindi i piccoli versamenti che finora erano stati la nostra principale entrata sono crollati, anche perché con la crisi ci sono meno soldi da spendere. Ma le risorse del 5 per 1000 arriveranno dallo Stato solo tra due o tre anni”. Boeri, economista della Bocconi, si è inventato sette anni fa La Voce per dare una piattaforma agli economisti che vogliono partecipare al dibattito pubblico. Gli autori degli articoli non sono retribuiti, ma anche una rivista virtuale come La Voce ha bisogno di una (minima) redazione: ci sono due persone per la comunicazione, Ludovico Poggi e Davide Baldi, due editor che verificano forma e contenuto scientifico degli interventi (Sandra Bellini e Roberto Ceredi), poi c’è la redazione di 25 professori, ma quella è a costo zero perché le riunioni si fanno via mail o su Skype. “Potremmo trovare soldi senza problemi da qualche grande sponsor, per esempio andando a bussare alla porta di una fondazione bancaria, ma preferiamo non farlo, perché questo sarebbe contrario allo spirito dell’iniziativa”, dice Boeri.

L’idea de lavoce.info, infatti, è quella di fare da cane da guardia della politica economica – Boeri lo dice all’inglese, “watchdog”- al di fuori delle linee editoriali che influenzano i commenti dei quotidiani. “E infatti ci attaccano spesso, sia da da destra che da sinistra a seconda di chi è al governo, perché noi ci mettiamo, per natura, sempre un po’ all’opposizione”, spiega Boeri che, come molti altri dei membri del nucleo centrale del sito è editorialista di un grande giornale. Lui di “Repubblica”, Francesco Giavazzi del “Corriere”, Marco Onado del “Sole 24 Ore”, Pietro Garibaldi della “Stampa”. Ma questo non compromette l’indipendenza dell’analisi, giura Boeri . Resta agli atti un fondo di Eugenio Scalfaeri nel 2007 in cui il fondatore di “Repubblica” se la prendeva con gli “economisti indipendenti e silenti” che criticavano Romano Prodi mentre erano stati troppo morbidi con il governo Berlusconi.

Critiche di segno opposto sono arrivate in questa legislatura, da ricordare soprattutto la polemica sulle stime del costo del mancato election day (la separazione tra voto europeo e referendum sulla legge elettorale). L’attacco è arrivato soprattutto da giornali come “Milano Finanza” che avevano preso sul personale la battaglia della voce.info per l’applicazione della direttiva europea che impone la pubblicazione on-line delle informazione sensibili per la Borsa (con conseguente perdita di introiti per i giornali economici che ora le ospitano a pagamento).

Visto che scrivere su lavoce.info garantisce una maggiore notorietà e autorevolezza, i redattori del sito che ottengono collaborazioni si auto-tassano per sostenere la causa comune. Il ricavato della rubrica che Tito Boeri tiene su “Internazionale” – spiega l’interessato – viene devoluto alla Voce. Ma ora non basta più. Se lavoce.info fosse stata un’impresa con l’obiettivo di produrre utili, forse, ne avrebbe ottenuti parecchi.

L’intuizione di Boeri ha generato diversi spin-off, come li chiamano alla Bocconi. In Francia è nato Telos, dichiaratamente ispirato alla Voce che ha la sua università di riferimento in Sciences-Po, così come la Voce ce l’ha, di fatto, nella Bocconi. Poi c’è Voxeu.org, la versione più accademica e internazionale del sito italiano, dove i ricercatori pubblicano sintesi dei propri paper e dibattono di questioni anche teoriche (mentre lavoce.info si occupa soprattutto di questioni concrete di politica economica o regolazione finanziaria). “Adesso ne sta nascendo anche una versione spagnola che si chiamerà Sociedadabierta e una olandese, Neiudice, poi c’è il progetto di una Voce tedesca, ma ancora non si è concretizzato”, dice Boeri. Dal mondo della Voce è uscito anche il Festival dell’Economia di Trento, già arrivato alla quarta edizione. E di tutto questo ha beneficiato anche il sito internet: i contatti giornalieri oscillano tra 7.600 e punte occasionali di 16mila, che significano circa 2,5 milioni all’anno per un totale di 7,3 milioni di pagine viste. “Vogliamo manentere lo spirito di public company della testata – spiega Boeri – quindi chiediamo piccoli contributi: chi si impegna a versare 10 euro al mese tutti i mesi diventerà una specie di abbonato e quindi avrà diritto a partecipare a un convegno annuale e a strumenti di ricerca più mirati per consultare il nostro archivio che sta diventando sempre più ampio.”


da Il Fatto Quotidiano n°21 del 16 ottobre 2009