II primo fatto del Fatto è che in quindici giorni di vita il giornale che state leggendo ha venduto, in media, circa centomila copie e non è mai sceso sotto quota 80mila. In più vanno considerati i 36mila abbonamenti, di cui 13 mila postali e 23 mila via internet. Ricordiamo che nel conto economico della società editrice la nostra linea di galleggiamento è stata fissata intorno alle 10-12mila copie. Sono numeri che, naturalmente, ci danno entusiasmo ma da leggere con estrema prudenza. Sappiamo bene che ogni nuova testata si giova dell’effetto novità, senza contare che due settimane non sono nulla nella vita (speriamo lunga) del Fatto. Dunque, piedi per terra è ciò che ci ripetiamo ogni mattina anche se poi cautela e buoni propositi durano poco davanti alle continue manifestazioni di affetto e di sostegno da cui siamo accompagnati. Sappiamo che ci vorrà del tempo prima che il giornale trovi la sua vera dimensione in termini di copie. Ma neppure, però, possiamo non vedere la realtà. Crediamo che i lettori abbiano apprezzato soprattutto il mantenimento della nostra promessa numero uno. Un giornale senza appartenenze e senza finanziamenti pubblici e quindi un giornale assolutamente indipendente da qualsiasi potere. Principio che teniamo bene a mente ogni giorno, quando scriviamo i nostri articoli.

Veniamo alle dolenti note. Chiediamo scusa per i tanti refusi ed errori (imperdonabile Abbruzzo con due b) disseminati nelle pagine (adesso un po’ di meno). Il fatto è che siamo pochi e che il lavoro è tanto. L’orario, poi, spesso ci strozza costretti come siamo a chiusure anticipate. Ciò non giustifica la sciatteria , ma è cosi. Altro grosso problema gli abbonamenti postali. Molti ricevono il giornale in ritardo, altri non lo ricevono affatto. Abbiamo protestato con Poste Italiane fin dal primo giorno e sembra che qualcosa stia migliorando. Comunque, come parziale risarcimento per un disservizio non nostro tutti gli abbonati postali potranno usufruire di un mese gratuito del Fatto. Di buona volontà e di affetto vero per i nostri lettori non difettiamo.


da Il Fatto Quotidiano n°17 dell’11 ottobre 2009