Condannato a sette anni e mezzo in due processi, non è stato radiato dall’ordine.

Avvocato Cesare Previti. Iscritto all’albo dal 18 dicembre 1958, cassazioni-sta dal 1973. Punto. Questo è tutto quello che troverete sull’albo dell’Ordine degli Avvocati sul conto del legale di Silvio Berlusconi, condannato per ben due volte con sentenza definitiva per avere comprato i giudici.

I processi Imi-Sir e Lodo Mondadori che lo hanno visto protagonista hanno macchiato il suo casellario giudiziario ma non hanno lasciato traccia sulla fedina professionale del legale della Fininvest. Cesare Previti, nonostante sia stato condannato complessivamente a sette anni e mezzo di galera con sentenza passata in giudicato, è ancora bellamente iscritto al suo Ordine come se nulla fosse. A “Il Fatto Quotidiano”, che chiede lumi su questa situazione grottesca, sia il presidente dell’Ordine di Roma, Alessandro Cassiani, che quello nazionale, Guido Alpa, ieri non hanno trovato il tempo di rispondere. Un consigliere dell’Ordine di Roma che vuole restare anonimo, precisa: “Previti è stato sospeso dalla professione per cinque anni ma non è stato ancora radiato e per questa ragione figura sull’albo ma non può mettere piede in Tribunale”. Non è così secondo l’avvocato di Previti, Alessandro Sammarco: “E’ vero che la sentenza di condanna prevedeva la sospensione dall’albo per 5 anni ma l’Ordine non ha mai notificato nulla al mio assistito, rendendo inefficace la sua sospensione dalla professione”.

Cerchiamo di capire come stanno le cose ripercorrendo la vicenda dall’inizio. La prima condanna penale definitiva, quella per la corruzione più grande della storia, per il processo Imi-Sir, nell’interesse del petroliere Nino Rovelli, è stata notificata all’Ordine degli Avvocati di Roma nel 2006. Accanto alla sanzione principale dei sei anni di galera (convertita in arresti domiciliari grazie a una legge ad hoc che impediva la carcerazione degli ultra-settantenni) era prevista anche la sospensione per cinque anni dalla professione. L’Ordine ha ritenuto di applicare la sanzione automaticamente, senza notificarla all’interessato. Così ora l’avvocato Sammarco può dire: “questa sospensione non mi risulta. Nessuno ha comunicato ufficialmente al mio assistito il provvedimento, che per me non esiste. Mi dicono che l’Ordine di Roma abbia deciso in tal senso ma un simile atto interno mi sembra un gran pasticcio e non ha alcuna validità”. Secondo Sammarco, “in teoria l’avvocato Previti potrebbe ancora esercitare la professione, anche se ovviamente non lo fa”. Una tesi rigettata dal Consiglio dell’ordine di Roma. Comunque sia, nel 2011 la sospensione finisce e anche per questo l’Ordine, a prescindere dalla sentenza penale, ha sottoposto Previti a un procedimento disciplinare autonomo. I tempi sono però biblici. Gli avvocati addetti a giudicare i loro colleghi hanno tante cose da fare e dedicano un’udienza a settimana a questa incombenza.

La difesa di Previti non si è certo fatta mancare nulla per rallentare i lavori e ha chiesto subito di ascoltare decine di testimoni. Dopo due anni di eccezioni e rinvii, grazie all’impegno del relatore che sosteneva l’accusa, l’avvocato Livia Rossi, il processo si è concluso con la sanzione più grave: la radiazione. La decisione risale al 27 maggio del 2008 ma ovviamente è stata appellata davanti al Consiglio nazionale forense che da un anno e tre mesi sta studiando la causa. Il presidente del Consiglio nazionale, Guido Alpa, contattato ieri dal nostro giornale, non è riuscito a trovare il tempo per rispondere. In conclusione, sul fronte Imi-Sir, per ora, l’avvocato Previti è salvo. Non va meglio se si guarda agli effetti disciplinari della seconda condanna definitiva, quella per il caso Mondadori, passata in giudicato nel 2007.

Previti è stato ritenuto colpevole di avere comprato, nell’interesse del gruppo Fininvest, il magistrato Vittorio Metta che ha scritto la sentenza di appello sul lodo Mondadori. Quel provvedimento definito dal Tribunale civile di Milano “frutto della corruzione del giudice Metta”, ha consegnato nel 1991 il gruppo editoriale più importante d’Italia alla società di Silvio Berlusconi, dopo una prima decisione favorevole a Carlo De Benedetti. Anche in questo caso il procedimento disciplinare sembrava un rigore a porta vuota per i consiglieri dell’Ordine forense di Roma. Ma non è andata così: dopo una lunga istruttoria, solo pochi giorni fa, finalmente è stato aperto il procedimento disciplinare contro Previti e i suoi complici. E, ovviamente, subito il sodale di Previti, Giovanni Acampora (anche lui condannato come corruttore dei giudici nell’interesse della Fininvest) ha bloccato tutto con un ricorso.

Anche Acampora è tuttora iscritto tranquillamente all’albo degli avvocati di Roma e non ha avuto conseguenze importanti, né sul piano personale né patrimoniale, per la corruzione che ha cambiato la storia dell’editoria italiana.
La sentenza del caso Mondadori lo aveva condannato insieme al giudice Metta, e agli avvocati Pacifico, e Previti, a pagare le spese processuali. Solo Cesare Previti ha onorato la sua quota di debito. I suoi complici sono risultati tutti nullatenenti e non hanno tirato fuori un euro.

di Marco Lillo da Il Fatto Quotidiano n°12 del 6 ottobre 2009