Il tribunale stabilisce i risarcimenti che Fininvest deve versare a Cir per il lodo Mondadori.

Altro che libera concorrenza. Altro che libero mercato. Negli anni Ottanta le aziende del premier Silvio Berlusconi facevano fuori gli imprenditori avversari pagando mazzette. Dietro l’impetuoso sviluppo del più grande gruppo multimediale italiano c’è infatti un’impressionante storia di corruzione giudiziaria che ha permesso al presidente del Consiglio di mettere le mani sulla Mondadori.

E’ questo il senso politico della sentenza con cui, ieri mattina, il giudice Raimondo Mesiano della decima sezione civile del tribunale d Milano, ha stabilito che Fininvest risarcisca la Cir di Carlo De Benedetti con quasi 750 milioni di euro. Una decisione meditata, che arriva ad oltre due mesi e mezzo dalla chiusura dell’istruttoria e a quasi tre anni dal verdetto con cui, in sede penale, la Corte di Cassazione aveva reso definitive le condanne contro gli avvocati del Cavaliere, Cesare Previti , Giovanni Acampora e Attilio Pacifico, colpevoli di aver corrotto, il giudice di Roma Vittorio Metta. Cioè uno dei magistrati che nel 1991, con una storica decisione, avevano tolto la casa editrice di Segrate dalle mani di De Benedetti per metterla in quelle di Berlusconi. Metta infatti era relatore della causa con cui gli avvocati del Cavaliere avevano chiesto lo scioglimento di un precedente lodo che assegnava la casa editrice di “Panorama” all’Ingenere. Dietro la decisione di Metta, che allora tutti gli osservatori avevano considerato del tutto imprevista, però, c’erano le tangenti. “Almeno 400 milioni di lire” incassati dal magistrato per scrivere delle motivazioni ricopiate di sana pianta da una “minuta” poi ritrovata durante una perquisizione nello studio dell’avvocato Pacifico.

Già in sede penale era stato stabilito che il mandante dell’intera operazione, destinata a mutare profondamente gli equilibri nel mondo dell’informazione, era Silvio Berlusconi. Il Cavaliere non era infatti finito sotto processo solo perchè salvato dalla prescrizione. A pagare erano stati così solo gli avvocati, gli esecutori materiali del delitto. Nel luglio del 2007 la Corte di Cassazione, rendendo definitive le condanne di Previti &C., aveva aveva riconosciuto alla Cir il diritto a ottenere un risarcimento per i danni morali e patrimoniali patiti. Le parole della Cassazione aprivano la strada alla causa civile, sottolineando «tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari». Per mesi la causa, che ha visto sfilare sul banco dei testimoni big della Fininvest, come Fedele Confalonieri e il cugino di Berlusconi, Giancarlo Foscale, si è così giocata non solo sulla ricostruzione dell’accaduto ma anche e soprattutto sulla quantificazione del danno. Dopo la sentenza Metta del ‘91, tra Berlusconi e De Benedetti, era stato raggiunto un nuovo accordo propiziato dall’intervento dell’attuale deputato del Pdl (ma allora uomo di Giulio Andreotti), Giuseppe Ciarrapico. La Dc, preoccupata che Berlusconi, legato al segretario del Psi Bettino Craxi, si ritrovasse in mano di fatto tutta l’editoria italiana, dalle tv private fino ai giornali, aveva fatto sentire il suo peso. E alla fine Berlusconi aveva restituito a De Benedetti “L’espresso”, “La Repubblica” e un gruppo di quotidiani locali.

Oggi in casa Cir, ovviamente, c’è euforia. La società che è ancora impegnata per ottenere pure il risarcimento dei danni non patrimoniali, con un comunicato, “esprime soddisfazione” per la decisione del giudice civile, che dopo quello penale, “porta luce su una vicenda che ha inflitto un enorme danno a carico di Cir, ferendo al contempo fondamentali valori di corretto funzionamento del mercato e delle istituzioni”. De Benedetti invece rimpiange la grande occasione perduta più di 18 anni fa. “La sentenza”, dice, “non mi compensa per non aver potuto realizzare il progetto industriale che avrebbe creato il primo gruppo editoriale italiano, ma stabilisce in modo inequivocabile i comportamenti illeciti che l’hanno impedito”.

Come dire: se Berlusconi e i suoi avvocati non avessero tenuto in pugno molti giudici di Roma versando tangenti estero su estero, o foraggiandoli con bustarelle cash, la storia sarebbe stata diversa. I 750 milioni in contanti che Cir incasserà presto, a meno che il prevedibile appello della Fininvest con richiesta di sospensiva immediata, abbia successo, sono comunque in grado di dare una bella spinta al business dell’Ingegnere, proprio in un momento in cui i conti del Gruppo Espresso sono in grande difficoltà per il crollo dei mercati pubblicitari. Silvio Berlusconi, invece, almeno fino alle otto di sera tace.

La causa civile è stata una battaglia di memorie, scandita da pochissime testimonianze: oltre ai big berlusconiani in aula si sono visti Ciarrapico, Corrado Passera (all’epoca collaboratore di De Benedetti) e l’avvocato Sergio Erede. Inizialmente gli avvocati di De Benedetti, Elisabetta Rubini e il professor Vincenzo Roppo, avevano quantificato il danno in 468 milioni di euro che, una volta rivalutati con gli interessi, sarebbero diventati circa un miliardo. Poi le pretese sono scese. Ma di poco.

da Il Fatto Quotidiano n°11 del 4 ottobre 2009