Noi sottoscritti giornalisti italiani, chiamati “farabutti” dal presidente del Consiglio, (che è anche padrone e datore di lavoro di molti di noi), durante una vivace dichiarazione resa alla televisione pubblica senza contraddittorio; successivamente indicati ai nostri connazionali come “anti italiani” senza altra motivazione che avere messo in dubbio la infallibilità del predetto presidente del Consiglio e di avere rivelato e commentato eventi confermati da ogni fonte, eventi certamente vergognosi che però riguardano, come utilizzatore finale, lo stesso uomo di potere italiano; noi sottoscritti giornalisti italiani, invitati pubblicamente e solennemente, senza
contraddittorio, “amorireammazzati” comeinformatoridiquella parte degli italiani che, contro ogni convenienza, continua ad opporsi; noi sottoscritti giornalisti italiani licenziati o minacciati di licenziamento per non avere aderito alle manifestazioni celebrative della eccezionalità, unicità e trionfo del presidente del Consiglio e per continuare a mostrare scetticismo sulla “qualità” superiore del presente capo del governo italiano rispetto a Cavour e De Gasperi; noi che ricordiamo l’ammonimento a suo tempo fatto pervenire al collega GiancarloSiani(poiassassinatodallacamorra): “Si può essere giornalisti-giornalisti oppure giornalisti-impiegati” e ci ostiniamo a credere che si debba restare giornalisti-giornalisti nonostante la pressione forte e costante, pubblica oppure condotta nei consigli d’amministrazione delle imprese editoriali; noi sottoscritti giornalisti italiani che tentano ogni giorno, sui giornali e nei brevi spazi televisivi in cui è ancora temporaneamente possibile, di raccontare, con documentazione delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, di Human Rights Watch, della Croce Rossa Internazionale, l’orrore dei respingimenti in mare, dei campi di “soluzione finale” del popolo degli immigrati in Libia: noi sottoscritti giornalisti italiani che non rinunceranno a raccontare il continuo ripetersi di aggressioni, lesioni, morte contro immigrati, omosessuali, “farabutti anti italiani” giudicati a occhio “di sinistra” e dunque nemici dei soldati (come tutta l’opposizione, nella descrizione colorita, accanita e senza contraddittorio del presidente del Consiglio); noisottoscrittigiornalistiitalianiche continueranno a giudicare delittuoso e mafioso lo “scudo fiscale” che toglie agli onesti per dare agli evasori e stronca ogni fiducia dei cittadini italiani nello Stato; noi, incoraggiati dal settimanale finanziario “The Economist” che scrive ” I giornalisti italiani hanno paura e hanno buone ragioni di avere paura” (3 ottobre). Noi che sappiamo da Freedom House di essere ormai soltanto “un paese semi-libero”; noi che continueremo, ricordando i giudici assassinati, a sostenere con il nostro lavoro la libertà, a rischio come la nostra, della magistratura; noi sottoscritti giornalisti italiani che continuiamo a riconoscerci nel nome di Peppino Impastato e non in quello del persecutore di immigrati Roberto Maroni, noi tutti oggi, 3 ottobre, saremo in piazza del Popolo a Roma col doppio sentimento della disperazione e della speranza. La speranza negli italiani che vorranno dire no insieme a noi.

da Il Fatto Quotidiano n°10 del 3 ottobre 2009