Seguo con interesse la Festa Nazionale del Partito Democratico, a Genova, nella ricerca di un’idea. Fatico. Mi ricordo che le idee da sempre camminano con le gambe delle persone. Forse è lì il punto. Non rifuggo neanche dall’occhieggiare stampa e tv sul Meeting di Comunione e Liberazione cominciato domenica scorsa, insieme al campionato di calcio (Cl non prevede anticipi), e dedicato principalmente alla conoscenza. Pare soprattutto non quella esteriore, e fin qui è chiaro il concetto: non ci vien detto nulla di quel che accade, e grazie che la conoscenza scarseggia. No, si tratta precipuamente di conoscenza interiore.

Domanda: ma dov’era CL mentre il Paese imboccava il tunnel in cui ci troviamo, di fuori ma davvero forse soprattutto di dentro, il tunnel “interiore” per capirci? Che facevano, per chi votavano, per chi non votavano, che esempi davano (per carità, massima stima per le forme di volontariato che hanno sviluppato, eppure nel frattempo il Paese andava giù, giù, annegando….Politicamente, che bagnini sono stati ?), quanto si identificano in vita e opere di Berlusconi e dei berluscones di destra e di sinistra?

Mi sono ripreso dallo sconforto leggendo Travaglio su Feltri “cavallo contro Agnelli” (l’uomo è un driver di razza), certo un calcio di rigore ma bisogna saper tirare anche quelli. E poi ho seguito l’analisi di Padellaro su Veltroni e il suo “Noi”, imperdibile scritto in libreria dove note, asterischi, e nuvolette di fumo certamente non impediranno la ricostruzione cronistica dell’avventura di Walter, leader estemporaneo del PD figlio della Forleo (ma sì, le intercettazioni sulle scalate bancarie, non fate finta di non capire…). Mettendo insieme un po’ di queste cose, mi è venuta un’idea balorda. Si sta cercando un leader per l’accrocco che era nato forse interessante, specie dal punto di vista dei beni da mettere in comune tra DS e Margherita, ma che poi si è rivelato poco partito e poco democratico? Il che, per un Partito Democratico, potrebbe rappresentare un piccolo problema? Si cercano dunque delle gambe per delle idee?

E chi è il più intelligente in circolazione in tali contrade, essendo fuori gioco il votivo Ferrara (Giuliano)? Di sicuro e per acclamazione Massimo D’Alema, che punta a rigovernare -nei due etimi del verbo- per l’ennesima volta il partito anche se per interposto Bersani. E che cosa c’è che non va in D’Alema ? Non scherziamo, scrivo sul serio.

Questa è la folgorazione: il nome. O meglio il cognome, quello che non va non è lui ma il suo cognome che sa leggermente di stantio. Deve cambiarlo, esattamente come è stato fatto negli ultimi diciotto anni a ogni pie’ sospinto per il nome del Partito, rimanendo le persone quelle stesse e non altre. Ebbene, vada per D’Alema ma a condizione che cambi cognome. Che problema c’è? Ha cambiato lo storico PCI, perché per convenienza e senso di opportunità e nuovismo non lo può fare anche il leader Massimo ? Rimarrebbe quindi solo da decidere il cognome nuovo. La butto lì, senza nulla pretendere in royalties, che casomai girerei a Maurizio Costanzo responsabile della comunicazione del PD…Secondo me potrebbe andar bene Pizzighettoni (se non si offendono gli omonimi), perché è popolare, è “vicino alla gente”, “recupererebbe il Nord con la sua eufonia paraleghista”, finisce in “oni” , desinenza che a qualcuno porta bene (non è Veltroni) e comunque può rimare con una sorta di autocritica. Sì, Pizzighettoni, potrebbe andare. Se mi dovessero interpellare da Genova suggerirei Pizzighettoni. Ma forse anche per Rimini e Cl, forse anche come Direttore del Giornale, forse anche in luogo del writer Veltroni (la storia è parallela…) ci vorrebbe un bel Pizzighettoni. Su, coraggio, non sottovalutate il potere dei nomi specie dalla Bolognina in poi, la svolta è dietro l’angolo.