Fra code interminabili sotto il solleone poi distesa sotto l’ombrellone l’Italia vacanziera va. Fabbriche chiuse, città desolate, spiagge affollate. E se fra poco per molti già si ricomincia c’è un’altra Italia che produce (danni) e lavora (nell’ombra) brigando e lucrando, e che non va mai in ferie.

Palermo, martedì 4 agosto, c’è un’afa che annichilisce e l’asfalto che si storce al sole mentre solerti imprenditori, sovrintendenti e notabili a braccetto colla solita politica distratta e narcisa festeggiano e sbevazzano al taglio dell’ennesimo nastro.

Dopo tre anni di lavori e una spesa di 16 milioni di euro s’inaugura il maxiparcheggio del tribunale, il primo parcheggio sotterraneo di Palermo: “Un successo per la città, un’opera fortemente voluta da noi che è stata realizzata nei tempi previsti” – dichiara raggiante il sindaco berluscones Diego Cammarata.

Ma non c’è nemmeno il tempo di far evaporare le bollicine dello spumante che arriva la polizia e arresta tutti. O quasi. Gli imprenditori che attraverso il meccanismo del project financing hanno realizzato l’opera, naturalmente. Colpevoli fra intercettazioni, tangenti, promesse, favori.

Sulla politica si va coi piedi di piombo. Sì, sono saltati fuori dei nomi però…, i soliti dubbi, gl’immancabili distinguo del tipo: dichiaro la mia totale estraneità ai fatti; lo conoscevo ma…; non l’ho mai visto.

Gli imprenditori in questione invece possono vantare il dono dell’ubiquità, infatti sono stati arrestati sì a Palermo dopo il taglio del nastro del maxiparcheggio del tribunale ma a causa di un altro appalto e che riguarda la diga Disueri di Gela in provincia di Caltanissetta. Però c’è un però. Un’inchiesta parallela anche sull’iter per la realizzazione del parcheggio di Palermo (…) e per questo è indagato (a piede libero) per corruzione il funzionario dei Vigili del fuoco Antonino Randazzo, sospettato di aver taroccato il certificato per la prevenzione incendi (Cpi) indispensabile per l’apertura del parcheggio.

Traditi dalle utili ma invise al Governo intercettazioni (dove, secondo gli inquirenti, si sente il “fruscio” delle banconote che passano di mano in mano…) gli arrestati sono: Luigi e Ferdinando Masciotta, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Safab – multinazionale romana dell’edilizia nata nel 1996 e con decine di appalti in tutta Italia fra cui, per l’appunto, quello riguardante il parcheggio del tribunale di Palermo e quello della diga Disueri di Gela –, e due dipendenti della società, Fabio Vargiu e Paolo Ciarrocca, oltre a due funzionari del genio civile di Caltanissetta, Santo Giusti e Antonio Castiglione.

Gli arresti ruotano attorno a una tangente da 110mila euro pagata dagli uomini della Safab per “ammorbidire” i due funzionari del Genio civile di Caltanissetta e risolvere una controversia sulla diga Disueri. Ma l’intreccio è di quelli complicati se a una settimana di distanza dal blitz il Gip Piergiorgio Morosini ha negato la scarcerazione dei sei uomini, che, a suo dire, per coprire il livello politico (…) starebbero nascondendo la “vera” verità.

Ed eccoli i politici tirati in ballo e al momento non indagati: Saverio Romano, segretario regionale e deputato nazionale dell’Udc, Giovanni Avanti, sempre Udc, Presidente della Provincia di Palermo e Angelo Salvatore Lombardo, deputato nazionale dell’Mpa nonché fratello del Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo. E se Romano e Avanti – secondo gli imprenditori Masciotta – hanno anche prenotato dei box (?) nel nuovo posteggio del tribunale di Palermo, Lombardo sarebbe stato contattato per la costruzione di alcune palazzine nella base americana di Sigonella: “C’erano dei problemi per i lavori che dovevamo fare a Sigonella – hanno detto due fra gli arrestati, Paolo Ciarrocca e Luigi Masciotta della Safab – c’erano competenze incrociate e sollecitammo l’intervento di un autorevole politico catanese.”

Noblesse oblige.