il 19 agosto il Corriere della Sera dedica un ampio servizio alla notizia che il bispregiudicato Vittorio Sgarbi beneficerà della tutela armata da parte del Ministero degli Interni per via di alcune intimidazioni e telefonate anonime ricevute in quest’ultimo periodo, istigate, niente di meno, che dal mandante Beppe Grillo. Altre fonti parlano di una scorta affibbiata al critico d’arte copiatore per evitare pericoli di suicidio, essendo molto probabilmente l’unico vero rischio corrente per il pregiudicato biondo che fa impazzire il mondo.

Nessuno spazio invece, nemmeno una schizinosissima breve, per una notiziola che sta circolando clandestinamente se si eccettuano una paio di quotidiani e una decina di siti internet: nella notte in cui il Corsera dava alle stampe la terribile notizia del pericolo di morte imminente corso da Sgarbi, due sconosciuti si sono introdotti nell’abitazione del super testimone di giustizia Pino Masciari, che seppur uscito dal programma dopo indecenti peripezie, tra le quali la scorta al singhiozzo e lo sputtanamento dei suoi dati personali e dei dettagli riservati da parte del responsabile della sua sicurezza, il sottosegretario Alfredo Mantovano (celebre l’intervento sul Corsera in cui snocciolava i dettagli economici offerti a Masciari per abbandonare il servizio di protezione), ha ricevuto per iscritto garanzie di protezione fino alla cessazione totale dei rischi a suo carico. Parliamo non del piccolo commerciante che denuncia i suoi esattori, altra specie a rischio estinzione, ma dell’allora settimo imprenditore della Calabria che ha fatto saltare un sistema mafioso mandando alla sbarra il clan ‘ndranghetista degli Arena e facendo condannare pure un alto magistrato per corruzione. Come ci racconta la moglie di Pino, Marisa, «erano le tre della notte, e noi stavamo dormendo nella nostra camera, mentre i bambini nelle loro camerette che danno sul corridoio. Sono stata svegliata da dei passi tonfi, che venivano verso la camera da letto. Ho pensato fosse mio figlio, e allora ho sollevato la testa chiamandolo per nome». Marisa apre gli occhi e vede un’ombra imponente ai piedi del letto che, scoperto dalla donna, si lancia verso il balcone e si butta giù dal primo piano nel giardino dei Masciari. «Ho iniziato ad urlare e quando Pino è saltato in piedi ed è andato verso il giardino nell’ingenuo tentativo di inseguirli, di scoprire chi fossero, ha visto anche un altro uomo che probabilmente si era appena lanciato dall’altro balcone di casa e stava raggiungendo a piedi l’auto a fari spenti che li aspettava, una Opel Astra station wagon grigia, abbastanza nuova».

Ora, tutto ciò traumatizzerebbe ognuno di noi, dal metalmeccanico di Buccinasco all’architetto di Platì, che nonostante alcuni «abitanti» comuni, sono due città diverse. Ma se sei un testimone di giustizia tra i più efficaci e se sai di essere in costante pericolo di vita, non credo debba fare un gran bell’effetto trovarsi un omone grande e grosso ai piedi del letto, nella camera più intima di un matrimonio, dove nessuno, a parte i figli insonni, dovrebbe avere accesso. Se siano stati dei balordi o uomini mandati come avvertimento, o peggio ancora killer interrotti a metà del lavoro, questo né Pino né Marisa lo sanno. Il dato certo è che due uomini, peggio ancora se semplici balordi, sono riusciti in tutta tranquillità ad introdursi nella casa di un testimone di giustizia ufficialmente protetto dallo Stato e a gironzolare, fino a quando la coppia non li ha messi in fuga. Farebbe piacere sentire il parere di Mantovano, e del Sistema centrale di protezione, chiedere se è questo che offrono agli imprenditori cui chiedono di denunciare. Ma purtroppo, anche dopo l’intervento della Polizia, chiamata dai Masciari, nessuno ha ritenuto di dover contattare la famiglia. «E’ facilmente immaginabile lo stato d’animo di mio marito. La notte ha definitivamente smesso di dormire e passa le ore da una finestra all’altra dell’appartamento a controllare, un po’ quello che dovrebbe fare il servizio di tutela. Se fossero stati dei killer avrebbero fatto una strage, ci avrebbero ammazzati nel sonno assieme ai bambini. Siamo arrivati davvero al limite». E nel caso non fossero stati uomini dei clan, beh, ora i galantuomini calabresi sanno che l’accesso alla dimora di uno dei più importanti testimoni di giustizia italiani, citato come esempio dalla penultima commissione Antimafia, è un porto di mare. Basta non fare rumore.