Ci sta che dichiari di non aver mai avuto rapporti con le minorenni, ma solo con le diversamente maggiorenni. Ammettiamo pure che dica che nella sua villa non ci sono mai stati festini ma solo donne nude fotografate mentre si insaponavano innocentemente l’un l’altra. Ammettiamo pure che Patrizia D’Addario sia un agente della Ciakgbmossad con licenza di complottare. Ma trattare male gli amici no, quello non è ammesso dal codice d’onore. Sputare nel piatto in cui il tuo maggiore compare ha, ormai giudiziariamente, mangiato, quello no. Ma perchè mai dichiarare di voler sconfiggere la mafia? Poteva dire di voler combattere i coltivatori di crisantemi Ogm, di voler riempire le galere di parcheggiatori abusivi, categoria nella quale palermitani sono tra i 30 più pericolosi; ma attaccare la mafia, quello no. Silvio Berlusconi, mentre era in visita in Tunisia dal presidente Ben Alì, ha avuto la pessima idea di visitare il set in cui Giuseppe Tornatore ha girato il film Bagheria. Di fronte alle bellezze siciliane riprodotte alla perfezione dagli scenografi, Silvio, rendendosi forse conto della zavorra che grava sulla testa dei siciliani e su quei posti incantevoli a causa della mafia, si è emozionato e si è lasciato andare: “Vorrei passare alla storia come il presidente del consiglio che ha sconfitto la mafia. Il mio governo ha dichiarato una lotta dura alla mafia ed ha conseguito risultati importanti visto che le carceri sono piene di mafiosi”.

Ora, sui fili, centinaia, che legano Berlusconi a Cosa Nostra, dall’indagine come mandante occulto delle stragi del 1992, dalla quale per il pm Tescaroli ne sarebbe scaturita un’archiviazione tutt’altro che assolutoria, al libro mastro sequestrato in una borgata di Palermo in cui tra i correntisti del pizzo c’era pure Mediaset, non basterebbe un trattato. Potremmo parlare dell’annientamento dei pentiti o delle leggi impossibili sulla confisca dei beni, ma forse la più gustosa e genuina testimonianza dei rapporti tra Silvio Berlusconi e la mafia la offre il pentito Francesco Di Carlo. La vincenda, ripresa nel libro Fratelli d´Italia di Ferruccio Pinotti, viene raccontata dal pentito come una sceneggiatura degna del David; chissà che proprio Tornatore non ne tragga spunto. Stando agli atti del processo Dell´Utri, nel 1974 Silvio Berlusconi ebbe contatti proprio con Stefano Bontate e con altri esponenti di Cosa Nostra: l´incontro sarebbe avvenuto a causa delle minacce di rapimento di cui Silvio Berlusconi e la sua famiglia erano oggetto. Scrivono i magistrati: “Di Carlo riferisce di aver partecipato personalmente ad un incontro a Milano, in Foro Bonaparte, sede della Edilnord di Berlusconi. Incontro cui parteciparono anche Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Marcello Dell´Utri e Gaetano Cinà.

Di Carlo: Siamo entrati e a venirci incontro è stato proprio Marcello Dell´Utri, che io conoscevo. E´ una persona bassina. Ci ha salutati, una stretta di mano, con Tanino (Cinà, condannato a sei anni assieme a Dell´Utri per mafia) si è baciato, con gli altri si, con me no. Tra di loro si davano del tu. Siamo entrati in una grande stanza e c´era una scrivania. C´era qualche divano per sedersi, delle sedie. Ci siamo seduti là. Dopo un quarto d´ora è spuntato questo signore sui 30 anni, 30 e rotti anni, e ci hanno presentato il dottore Berlusconi…”.

Pm: “Ricorda chi faceva le presentazioni?”. Di Carlo: “Dell´Utri, ma Berlusconi conosceva già Gaetano Cinà”. […] Dell´Utri era con un vestito blu, giacca e cravatta. Il dottore Berlusconi non era quello di adesso, senza capelli. Aveva i capelli, era un castano chiaro, aveva una camicia sotto e un maglioncino a girocollo e un jeans, un pantalone sportivo comunque. Abbiamo scherzato di questo con Bontate e Teresi dopo. Ovvero il fatto che abbiamo passato un’ora a prepararci, come le donne quando si truccano, e quello è venuto in jeans e maglioncino” . Dopo i convenevoli, si passa al tema dell´incontro. Racconta Di Carlo: “Sono andati nel discorso della garanzia perché Berlusconi era preoccupato. […] Stefano Bontate gli fece raccontare la situazione. Lui disse che aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo, che avrebbe voluto una garanzia. Berlusconi disse: “Marcello mi ha detto che lei è una persona che può garantirmi questo ed altro”. Allora Stefano, modesto, rispose: “No, io sa… però lei può stare tranquillo, se lo dico io può stare tranquillo. Lei avrà persone molto vicine, che qualsiasi cosa chiede sarà fatta. Poi ha Marcello qua vicino e per qualsiasi cosa si rivolga a lui”. Disse che oltre a Marcello gli mandava qualcuno, una persona molto vicina a loro. Disse: “In ogni caso Marcello può garantire perché è una persona molto vicina a noialtri”. Pm: “Poi avete discusso della persona fidata da mandare a Berlusconi?”. Di Carlo “Non mi ricordo se già c´era andato Mangano. Quando ne parlammo Teresi disse: “Ma c´è già Vittorio, perché questo Vittorio è amico di Dell´Utri. Per quello che deve fare va bene Mangano, perché in Cosa Nostra non è la presenza che conta, c´è Cosa Nostra che protegge, basta che si sappia che uno è protetto da Cosa Nostra e può stare tranquillo”. Poi Bontate chiede a Berlusconi il motivo per il quale non venga ad investire in Sicilia, e il futuro premier risponde: “Ma come, con i meridionali e i siciliani (in quegli anni a Milano erano siciliani e calabresi protagonisti dei sequestri) ho problemi e debbo venire là?”. Di Carlo conclude: “Berlusconi alla fine ci ha detto che era pure a disposizione per qualsiasi cosa. E “a disposizione” non so se per i milanesi abbia un senso differente che per i siciliani – perché noialtri, quando ci dicono “a disposizione“, in Cosa Nostra, si deve essere disponibili a tutto”.