L´Aquila. A quattro mesi dal terremoto del 6 aprile, quando
arrivi in città dall´autostrada, prima ancora di vedere le case distrutte, il
centro storico crollato, le strade appena rifatte per il G8 di luglio, è un
altro il particolare che ti fa capire che in città qualcosa di grave è successo:
decine di cartelli pubblicitari di diversa grandezza e fattura disseminati
lungo la strada esibiscono immagini di case di legno, da favola. Grandi,
piccole, su misura, colorate, (quella gialla e rossa sai se la porti a Roma
quanti soldi fai). Così decine di affissioni pubblicitarie e decine di casette
di legno dopo, non può esserti sfuggito che dopo il 6 aprile è questo il nuovo
mercato immobiliare aquilano, «il futuro in costruzione» – come grida dal
balcone di una “baita” espositiva l´enorme striscione della ditta che l´ha
edificata, e il «futuro ha basi solide» – spiega il sottotitolo che dà sulla
porta d´ingresso. Eccole dunque «le nostre case di legno. Antisismiche, sicure,
solide». Si spera. Già, si spera, visto che chi ha preferito attingere da
questo mercato al posto di dormire e sostare nelle tendopoli prima fredde e
umide e ora bollenti, dislocate per L´Aquila e che per farlo ha attinto
esclusivamente dal proprio portafogli, ora non potrà partecipare, per ordinanza,
alle graduatorie a punti per l´assegnazione delle case vere e proprie, salvo
abbattere queste di legno.

Per una casetta tipo «rimessa per gli attrezzi da giardino
si va dai 300, 400 euro a mq senza impianti – spiega Marco Albertani,
responsabile commerciale di “Wood Albertani Spa”, una delle aziende che fa
fabbricati in legno dal `94 a L´Aquila e che insieme al “Gruppo Edimo” si è
aggiudicata l´appalto delle abitazioni del Piano Case per le aree di Bazzano e
Paganica. Ma queste non si possono definire case – continua – alcuni dei nostri
clienti le prendono da noi e le rivendono, le potete vedere esposte lungo la
strada, sono garage da giardino, non case. Quelle che costruiamo noi – spiega
Albertani – vanno dai 900 ai 1200 euro al mq, sono come quelle di Bazzano,
coibentate con 20
centimetri, anche più dei 12 che basterebbero per una
zona fredda come L´Aquila, sono case “eterne”. Noi abbiamo partecipato solo a
questo appalto, per gli altri i requisiti minimi erano troppo bassi, pensate
che un appalto se l´è aggiudicato anche il “Mercatone Uno”.

Ma al peggio non c´è mai fine. Chi non vorrà abbattere la
propria rimessa/baita provvisoria e volesse renderla definitiva può farlo in
barba a qualunque normativa. «Per queste case non è stata necessaria nessuna
relazione sismica, neanche il calcolo da depositare al genio civile – spiega l´architetto
Claudio Perrotti, che fa parte del comitato Collettivo 99, quello di ingegneri
e architetti che ha proposto un piano di ricostruzione della città alternativo
a quello del Governo e della Protezione Civile oltre che sostenibile sia dal
punto di vista energetico che economico. Senza nessuna relazione chi ci dice
che queste case sono antisismiche – continua Perrotti. Devono essere lasciate
dopo 36 mesi secondo l´ordinanza comunale che ne permette la costruzione ma che
una volta diventate definitive verranno davvero adattate alla nuova normativa
sismica entrata in vigore dal 1 luglio?». Dunque chi ha pagato la casa e non
vuole abbatterla può restare in abitazioni che potrebbero non essere sicure, o
ancora – spiega Perrotti – «lasciarle dove sono state costruite in deroga ai
piani urbanistici come prevede la prima ordinanza. Pensate che tre di queste
case sono state edificate su un terreno a rischio idrogeologico molto elevato
(R4), lungo il fiume Aterno, si vedono scendendo dalla statale, subito dopo il
bivio per Pianola».

E ancora non è finita. Se il nuovo mercato non è mai
decollato veramente – dice Marco Albertani, «perché sono in molti quelli che si
fanno fare il preventivo ma poi desistono anche per il prezzo delle abitazioni
più strutturate», «ci sarà un´inversione di tendenza in autunno» prevede
l´architetto Perrotti. «Ad oggi sono già un migliaio le persone che si sono
attrezzate da sé con le case di legno, ma una volta che verranno sgomberate le
tendopoli e che anche le persone con case classificate B, C, e D, (edifici
temporaneamente inagibili, n.d.r) si troveranno per strada, il numero delle
baite salirà. I soldi stanziati per la ricostruzione, 80 milioni quest´anno e
120 l´anno prossimo – racconta Perrotti – non bastano. Facendo il contro con i
10 mila euro di tetto massimo per risarcimenti e riparazioni delle case di tipo
A cioè con lievi danni, ci vorrebbero 120 milioni solo per la ristrutturazione
di queste. Non ce la faranno a fare i lavori nelle case di tipo B, C e D entro
settembre, così andate via dalle tendopoli anche queste persone si troveranno
senza casa e saranno costrette a fare da sé e a costruirsi le casette di legno,
oppure si affitteranno delle case come quelle 1500 sfitte della piana delle
Rocche con conseguente speculazione sugli affitti, non calmierati da alcuna
ordinanza».

Dal canto suo il Collettivo 99 sta facendo sentire la propria
voce. Dalle conferenze organizzate le assemblee serali nelle tendopoli per
mettere dell´avviso le persone di ciò che sta per succedere, alla stesura delle
linee guida per una ricostruzione consapevole e lungimirante presentate in
accese sedute del consiglio comunale e regionale pochi giorni fa. «È necessario
ripensare la città nel suo complesso addirittura insieme ai paesi limitrofi –
spiega Claudio Perrotti – con un nuovo piano multidisciplinare e collettivo che
punti sul risparmio energetico e su una mobilità pulita e che sia in grado di
disegnare il futuro della città».

Tutto il contrario di quello che sta succedendo con il Piano Case. È
ancora l´architetto del Collettivo 99
a spiegare cosa sarà di quelle case provvisorie ma
eterne che il Governo sta costruendo per gli aquilani e che – sempre nelle
promesse di Berlusconi-Bertolaso – fra 5 anni (tanto il tempo previsto per la
ricostruzione de L´Aquila) diventeranno campus per studenti universitari.
«Quelle case popolari, completamente decontestualizzate, prive di connessioni
con la città e che stanno costando parecchi soldi saranno le case degli
aquilani per i prossimi 20 anni e diventeranno ghetti di periferia. «Gli
alloggi sono tra i peggiori anche dal punto di vista architettonico, nessuno ha
neanche pensato per un momento ai pannelli solari, ad un piano energetico. In
più la piattaforma antisismica su cui poggiano le case di Bazzano è un modello
sperimentale di un ingegnere della Protezione Civile, Gian Michele Calvi,
(presidente della fondazione Eucentre, del Dipartimento della Protezione
Civile
) è suo il brevetto, quello fatto con una piastra sismicamente isolata
sorretta da dissuasori antisismici. La realizzazione è eccessivamente costosa,
le case costano 2700 euro al mq. Scelta folle sia dal punto di vista economico
che ambientale». Ma niente paura se le cose ancora non si capiscono. «L´Aquila
– dice Perrotti – è una situazione in continua evoluzione, ma si prevede un
autunno bollente, quando verranno a galla tutti questi problemi. Noi ci stiamo
già attivando con gli altri comitati per una grande manifestazione di protesta davanti
a Montecitorio per una protesta seria insieme ai comuni dell´aquilano che poi
sono quelli che più sono stati discriminati. Per loro è stata utilizzata una
strategia diversa, solo case in legno, anche se tutto sommato non si sa a chi,
tra gli aquilani e gli abitanti dei paesi vicini sia andata peggio».