Finora la Sicilia aveva portato solo guai a Vittorio Cecchi Gori. A metà 2001 fu la volta del suo maldestro tentativo di comprare la società Acireale calcio, annunciato con squilli di tromba i giorni precedenti la propria candidatura al Senato col centrosinistra, e poi da lui clamorosamente disatteso (a preliminare firmato) dopo la debacle elettorale, doppiato per numero di voti da un ex del Fronte della Gioventù. Successivamente, sul finire dello stesso anno, venne coinvolto in un’inchiesta della Procura di Catania, con l’accusa di aver comprato voti in quel di Acireale. Nove anni dopo, il 20 luglio 2009, Vittorio Cecchi Gori è stato assolto, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di corruzione elettorale, al termine di un dibattimento durato ben cinque anni. La sentenza di assoluzione è stata emessa dalla terza sezione del Tribunale di Catania, dopo qualche ora di camera di consiglio. Assolto anche il segretario e mandatario elettorale del produttore cinematografico, per il quale, a metà dicembre dello scorso anno, il pm Agata Santonocito aveva chiesto tre anni e sei mesi di carcere, mentre per l’ex senatore ne aveva chiesti tre. L’inchiesta nella quale venne tirato dentro Cecchi Gori, che ha già subìto una condanna a tre anni e quattro mesi di carcere dalla Corte d’Appello di Firenze per il fallimento della Fiorentina, risale esattamente al dicembre del 2001, quando i pm catanesi emisero un’ordinanza di custodia cautelare per voto di scambio, estorsione ed associazione mafiosa a carico di 44 presunti esponenti del clan Santapaola. Ma al re del cinema nostrano fu contestato solo un episodio corruzione elettorale.

Secondo la Procura, infatti, l’ex senatore e allora Presidente della Fiorentina, contattato durante la campagna elettorale da un capo tifoso dell’Acireale calcio, Giuseppe Quattrocchi (anche lui assolto perché il fatto non sussiste), aveva promesso di pagare venti milioni di lire in cambio di un pacchetto di voti. Un’accusa non provata, stabiliscono adesso i giudici catanesi, di cui si attendono le motivazioni entro i canonici novanta giorni per meglio comprendere le ragioni di una decisione che fa sicuramente clamore. Sì perché nel filone del procedimento che vede come imputato Cecchi Gori erano coinvolti anche alcuni politici locali, accusati per vari episodi di voti di scambio e corruzione elettorale e anche essi alla fine assolti. “Sono stati tutti assolti perché il fatto non sussiste, c’è solo una prescrizione per un episodio di corruzione elettorale contestato all’ex sindaco di Acireale Nino Nicotra, assolto però dalle altre contestazioni”, sottolinea l’avvocato Enzo Mellia, difensore di Paolo Cardini e dello stesso Nicotra. Negli anni il procedimento è stato smembrato in più tronconi e questa parte non riguardava gli uomini di Cosa nostra ma i vip coinvolti nell’inchiesta.

La vicenda del mancato acquisto dell’Acireale calcio costò caro a Cecchi Gori soprattutto in termini di denaro. Infatti il produttore dovette pagare, a seguito di un lodo arbitrale, una penale di un miliardo di lire, versato nelle casse dell’allora Presidente della società Nino Pulvirenti (attuale Presidente del Catania calcio). Era accaduto che, il giorno in cui bisognava perfezionare l’accordo dal notaio, Cecchi Gori bigiò l’appuntamento con Pulvirenti, mandando tutto all’aria. All’epoca il produttore era sceso in Sicilia distribuendo promesse a destra e a manca, da uomo delle stelle in versione gigliata. Oltre alla promessa di portare l’Acireale ai fasti del calcio che conta, Cecchi Gori sbandierò ai quattro venti la sua intenzione di aprire un paio di multisale in paese, di girare tanti film e di acquistare una villa sul mare per trasferirsi all’ombra dell’Etna insieme a tutto il suo seguito. Di tutte quelle promesse naturalmente non è rimasto nulla. Ai cittadini di Acireale rimane solo il vivo ricordo di quelle cene luculliane e interminabili che Cecchi Gori organizzava in una trattoria del centro, sempre con al fianco la sua Valeriona Marini e circondato da una corte sterminata di commensali.