Multata la Pace. Proprio così. Centocinquantacinque euro (più 5,60 per le spese di notifica) di ammenda per la grande e colorata bandiera simbolo universale della Pace. Uno stendardo portato in corteo da famiglie con bambini al seguito nel corso della “Marcia della Pace” che si è svolta a fine marzo promossa dal “Tavola della pace” di Franciacorta – Monte Orfano. Il fatto è accaduto a Chiari, comune bresciano governato dal senatore leghista Sandro Mazzatorta protagonista, tra l’altro, anche di una vicenda di “residenza negata” ad una famiglia Sinti con 5 bambini portata anche all’attenzione della Camera dei Deputati lo scorso 28 ottobre dall’onorevole Furio Colombo. Ma tornando alla vicenda dell’ammenda al simbolo della Pace sorretto dal corteo lungo le strade della località bresciana è bene spiegare che i manifestanti avevano, tra l’altro, ricevuto dalla Questura di Brescia l’autorizzazione a passare e sostare nella piazza centrale del paese. Almeno per due ore. Come previsto dal programma regolarmente presentato. Nonostante questo, però, un agente della polizia locale ha pensato bene di redigere verbale per “occupazione di suolo pubblico con un veicolo allestito con casse, bandiere e cartelloni, e una bandiera di notevoli dimensioni”. Da segnalare peraltro che l’agente ha evitato di notificare la multa ai diretti interessati durante la manifestazione. L’associazione promotrice dell’iniziativa pacifista, che al momento ha scelto di non pagare la multa, nelle scorse settimane, si è rivolta anche alla Prefettura di Brescia.

In un comunicato, inoltre, l’associazione fa sapere che “La Marcia della Pace ha ottenuto tutti i necessari permessi proprio dalla questura di Brescia che oltretutto è dovuta intervenire nei confronti dell’amministrazione comunale che inizialmente aveva negato l’autorizzazione alla manifestazione senza dare alcuna motivazione“.

Giuseppe Matteotti a nome della “Tavola della pace” Franciacorta parla di “multa discriminatoria nei confronti di realtà associative e iniziative il cui pensiero non segue la stessa direzione dell’attuale governo nazionale e locale. Per noi è importante conoscere la posizione del prefetto di Brescia, al quale abbiamo scritto, in qualità di rappresentante dello Stato”. Per i pacifisti dunque è fondamentale ristabilire il diritto a manifestare. In attesa di una risposta gli esponenti del gruppo franciacortino pensano di scrivere anche al Presidente della Repubblica che proprio nelle scorse settimane aveva elogiato il lavoro compiuto dalla Tavola della pace nazionale.

Ultime sull’abbonamento a Il Fatto Quotidiano