Leggo su tutti i giornali, l’Unità compresa, che “Di Pietro attacca il Quirinale”. Che, secondo Bondi, questo attacco segna la decisiva trasformazione dell’Idv in un “movimento a tratti antidemocratico”, ragion per cui “il Pd deve affrancarsi definitivamente e nettamente dall’Italia dei Valori”. Appello subito accolto da Dario Franceschini: “E’ intollerabile che Di Pietro coinvolga il Presidente della Repubblica nella polemica politica” anziché “essergli grato” come lo è già “tutto il Paese”. 

Ingolosito, vado in cerca dell’attacco di Di Pietro al Quirinale. Dovrebbe essere sul suo blog. Dove, in effetti, si parla di Napolitano. Comincio a leggere, speranzoso: “Signor Presidente, lei sta usando una piuma d’oca per difendere la Costituzione dall’assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti”. Ma questo è un attacco al manipolo di golpisti, cioè al governo Al Pappone. Proseguo: “Oramai non è più evitabile lo scontro con un governo che ha agito esclusivamente nell’interesse di pochi, spesso di una sola persona, a colpi di fiducia, di cene carbonare, di vili attacchi verbali, negando la realtà, la crisi del Paese, insultando la dignità dei cittadini e usando la menzogna come strumento sistematico di propaganda”. Ecco, mi pareva: è un attacco al governo. Ma ora dovrà per forza arrivare anche l’attacco al Quirinale. “Non basta affidarsi al buonsenso della maggioranza…”. Niente da fare, nessun attacco al Quirinale. Torno indietro e rileggo tutto da capo. Impossibile che tutti i giornali abbiano preso un abbaglio. Nella fretta della lettura, dev’essermi sfuggita qualche espressione insultante, aggressiva, offensiva, diffamatoria, calunniosa contro Napolitano. Finalmente la trovo. Eccola: “Signor Presidente”. Parole grosse. Roba da querela.