L’inchiesta “Giano Bifronte”, che nel settembre 2008 ha interessato eponenti del mondo politico (di entrambi gli schieramenti come si evince dal titolo della stessa), economico e professionale trentino, fa un altro passo in avanti.

Ricordiamo che cinque persone, le stesse che furono sottoposte a misure cautelari il 16 settembre 2008, sono uscite dall’inchiesta patteggiando. Si tratta di Fabrizio Collini, imprenditore definito dai giornali “il re degli appalti”, amministratore e socio della ditta di costruzioni Collini spa, accusato di turbativa d’asta e reati sessuali, il quale risulta aver già versato 8 milioni di euro di risarcimento danni. Inoltre Marco Angelini, architetto della società Civil Engineering accusato di turbativa d’asta e corruzione. Con le medesime accuse: Giacomino Osella, presidente di una società di trasporti pubblici trentina, l’Air spa, Giuseppe Todesca, avvocato della stessa Società e Giuseppina Leonardi, geometra della Civil Engineering.

Nei giorni scorsi il pm Pasquale Profiti ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini, 4 coloro che hanno ricevuto il capo di imputazione e che dovranno quindi  preparasi alla difesa.

Per Silvano Grisenti, ex presidente dell’A22 spa, le pesanti imputazioni mosse dalla procura sono: tre ipotesi di corruzione, una di concussione e una di truffa. Grisenti, classe 1955, ha partecipato ai gruppi giovanili della Dc, nel 1990 è stato eletto nel Consiglio Comunale di Trento per il quale è stato poi assessore ai lavori pubblici, al patrimonio, al traffico e trasporti e alla protezione civile del Comune di Trento quando il Sindaco era Lorenzo Dellai. Nel 1999 diventa l’assessore provinciale più potente degli ultimi vent’anni, almeno quanto a deleghe: suoi i trasporti, gli enti locali, la protezione civile. Si guadagna l’appellativo di “Caterpillar” e dopo le elezioni del 2003 è nuovamente assessore, ma si dimette dalla carica nel 2007 quando viene nominato presidente della A22 spa (Autostrada del Brennero). Sarà costretto a dimettersi il 19 settembre 2008 successivamente agli scandali e alla pubblicazione di alcune delle intercettazioni che lo hanno visto protagonista in quest’inchiesta. L’1 dicembre 2008 è tornato a lavorare in Regione, con il nuovo incarico di “coordinatore dei progetti di solidarietà internazionale” dichiarando in un’intervista: “più che la politica mi manca il servizio alla comunità; il fatto di potermi interessare alla cosa pubblica. Dopo di che la politica non si fa solo nelle istituzioni”. Comunque, noi trentini, ci sentiremmo più tranquilli se lui fosse tenuto distante dalla cosa pubblica, almeno fino al termine dell’iter giudiziario.

Per corruzione è nei guai anche Stefano Oberosler, imprenditore dell’azienda di Costruzioni Oberosler cav. Pietro spa. Secondo la procura avrebbe versato al gruppo sportivo pallamano di Mezzocorona somme di denaro in cambio di favori e “aggiustamenti” da parte dell’ex presidente dell’A22 Grisenti.

Il dirigente provinciale Dino Leonesi, come presidente dell’Istituto Beato de Tschiderer, è nei guai per la realizzazione di un immobile dell’istituto. Secondo l’accusa, Leonesi avrebbe fornito all’imprenditore Collini la bozza riservata del progetto tecnico e avrebbe anche chiesto al costruttore di indicargli nominativi di commissari per la valutazione delle offerte di appalto.

Nell’avviso di conclusione delle indagini ritroviamo anche i nomi di quattro “persone giuridiche”, cioè società indagate che rischiano pesanti sanzioni e provvedimenti interdittivi: sono l’Autostrada del Brennero spa (che ha una duplice posizione: indagata per la spregiudicatezza del suo ex presidente ma anche potenziale danneggiata dallo stesso), la Oberosler spa; Civil Engineering e Soprint srl (società che facevano riferimento all’architetto Angelini).

L’ultimo avviso è per Mario Malossini, 62 anni. All’inizio della carriera è stato autista e segretario di Flaminio Piccoli, eletto per la prima volta nel 1978 consigliere provinciale, poi assessore. Dal 1989 al 1992 è stato presidente della giunta della Provincia autonoma di Trento. Nel 1992 ha dato le dimissioni insieme ai suoi assessori e nel 1993, nel periodo dell’inchiesta di Mani pulite è stato indagato dal tribunale di Rovereto e poi arrestato da quello di Trento. Condannato in via definitiva per ricettazione, nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti dell’Autobrennero. In passato, colleziona anche due prescrizioni: quella della villa di Torbole e quella degli alberghi Centrale e Portici di Riva del Garda, grazie alla derubricazione del reato di concussione in quello di corruzione. Molti trentini ricordano che, uscito semi-indenne dalle aule di Tribunale, avviò le procedure per riuscire ad avere dalla Provincia il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi, ottenendo nel giro di 15 giorni ben 436 milioni di lire.  E’ stato Presidente della Compagnia delle Opere trentina dal 2000 al 2003. Rientrato poi in politica nello stesso anno, candidandosi alle provinciali per Forza Italia, si è presentato alle elezioni politiche dell’anno scorso, risultando, nella circoscrizione Trentino Alto Adige, il primo dei non eletti alla Camera dei deputati per il Pdl. Secondo la Procura, sono da riferirsi proprio a tale campagna elettorale le donazioni fatte dall’amico e imprenditore Collini (15-18 mila euro, somme di provenienza illecita in quanto costituita da fondi neri della Collini spa e in particolare, dalla restituzione dell’imponibile di fatture per operazioni inesistenti).

Ma l’ex leader di Forza Italia nell’avviso di conclusione trova anche notizie “positive”: l’originaria ipotesi di corruzione è diventata una meno grave imputazione per ricettazione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Insomma il lupo sembra perdere il pelo ma non il vizio.

Naturalmente queste sono accuse che dovranno essere provate davanti al giudice. Il pm Pasquale Profiti ritiene di aver raccolto sufficienti fonti di prova per affrontare la fase del giudizio. Ora la parola passa proprio ai difensori che avranno venti giorni di tempo per presentare memorie e richiesta istruttoria. In ogni caso prima dell’eventuale udienza preliminare ci vorranno alcuni mesi.

Nell’avviso di conclusione delle indagini mancano molti nomi che finirono nell’inchiesta Giano Bifronte in fase di indagini preliminari. Cosa significa? È probabile che le loro posizioni siano state stralciate e siano dunque ancora pendenti. Evidentemente la procura ha ritenuto che a loro carico non siano emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa. Nei prossimi mesi, dopo un ulteriore approfondimento, per loro potrebbe essere avanzata richiesta di archiviazione.

Comunque vada a finire, grazie all’inchiesta Giano Bifronte, lo Stato ha già  incassato quasi 9 milioni di euro. Denaro che non sarebbe mai stato recuperato se all’epoca dei fatti fosse già stata in vigore la nuova legge che limita drasticamente le intercettazioni telefoniche e ambientali. La nuova norma avrebbe di fatto impedito le indagini e avrebbe messo il bavaglio ai giornalisti che ve l’hanno raccontata.