Dunque la mafia si aspettava favori da Silvio Berlusconi e minacciava, in caso contrario, di fare del male a suo figlio Piersilvio. Lo dimostra un foglio manoscritto, forse da Riina in persona, che l’aveva girato a Provenzano perché lo facesse pervenire al Cavaliere o a Dell’Utri tramite Vito Ciancimino. La richiesta era semplice: una delle tante tv berlusconiane a disposizione di Cosa Nostra, altrimenti “dovrà essere compiuto un luttuoso evento”. Nel paese degli smemorati, giornali e telegiornali annunciano la cosa come se fosse strana e inedita. In realtà sono quasi quarant’anni, da quando nel 1974 Marcello Dell’Utri infiltrò un mafioso travestito da stalliere nella villa di Arcore, che va avanti lo stop and go.

Favori e contraccambi, minacce e ricatti. Per chi ha scoperto solo ora che il premier è ricattabile (da qualche decina di escort, ragazze immagine, letterine, letteronze e papponi), sarà una sorpresa. Per chi conosce le carte, è una conferma. L’ennesima. Basta leggere la telefonata intercettata a Milano alle ore 9:27 del 17 febbraio 1988 fra Berlusconi e il suo socio immobiliarista, Renato Della Valle, all’epoca indagato per bancarotta, e pubblicata in vari nostri libri (dunque mai raccontata in tv).

BERLUSCONI – Renato…

DELLA VALLE – Ciao, Silvio.

BERLUSCONI – Come stai?

DELLA VALLE – Bene. È appena partito Franco Carraro.

BERLUSCONI – Ah, sì? Dov’è andato?

DELLA VALLE – Andava giù a Roma.

BERLUSCONI – Era lì da te?

DELLA VALLE – Sì.

BERLUSCONI – Allora…

DELLA VALLE – È stato ieri sera al processo.

BERLUSCONI – Diavolo di un uomo, sempre in mezzo ai ministri.

DELLA VALLE – Eh, be’. Ieri ho parlato, poveretto, con Nicolazzi [Franco Nicolazzi, Psdi, ministro dei Lavori pubblici, in quei giorni sotto inichiesta per le tangenti sulle «carceri d’oro», nda].

BERLUSCONI – Mmh.

DELLA VALLE – M’ha telefonato.

BERLUSCONI – Oggi questi stronzi del mio «Giornale» gli han messo un titolo in prima pagina del cazzo.

DELLA VALLE – Eh, ho visto.

BERLUSCONI – Ma son proprio dei figli di troia, guarda.

DELLA VALLE – Mmh.

BERLUSCONI – E non so più cosa fare io. Mamma mia, non so più cosa fare.

DELLA VALLE – M’ha telefonato: era giù da matti per ’sta storia qui. Lo sai la cosa triste? Che lui proprio non c’entra niente, eh.

BERLUSCONI – Ma lo so.

DELLA VALLE – Quello non c’ha una lira, eh. Mah!

BERLUSCONI – Guarda…

DELLA VALLE – Come andiamo, Silvio?

BERLUSCONI – Eh?

DELLA VALLE – Come andiamo?

BERLUSCONI – Ma, guarda, vado male da un punto di vista fisico, perché mi è venuto… c’ho un’artrosi, più un… un po’ di altri dolori. Mi sono bloccato sulla sinistra, dietro, tutto.

DELLA VALLE – Ma va!

BERLUSCONI – E allora sono messo male fisicamente. E poi c’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi han fatto estorsioni… in maniera brutta.

DELLA VALLE – Oh, Madonna!

BERLUSCONI – Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e… Sono ritornati fuori.

DELLA VALLE – Senti, Silvio…

BERLUSCONI – Mmh.

DELLA VALLE – Eh, va be’, no… hai St. Moritz, se no ti dicevo: se vuoi mandarli anche qui a casa mia, non ci son problemi, eh.

BERLUSCONI – Grazie, ma li mando molto più lontano.

DELLA VALLE – Ah.

BERLUSCONI – Sai, siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo…

DELLA VALLE – Oh, Madonna!

BERLUSCONI – E allora son cose poco carine da sentirsi dire e allora, ho deciso, li mando in America e buona notte.

DELLA VALLE – Senti, ma vai anche tu… fuori.

BERLUSCONI – Eh, io c’ho un po’ di cosette qua da fare.

DELLA VALLE – Eh, ma chi se ne frega, Silvio. Però insomma, se… se t’han dato una data, fino a quella data lì, vai anche tu.

BERLUSCONI – Ma, vedi, no, io sono qui difeso… per casa…

DELLA VALLE – Se vuoi venire qui a casa mia…

BERLUSCONI – Ascolta…

DELLA VALLE – Devono passare sul mio cadavere, eh.

BERLUSCONI – Così ci mettono la bomba in du… ci fan saltare in due. (ride)

DELLA VALLE – No!

BERLUSCONI – …(incompr. per sovrapposizione delle voci) uno (ride)

DELLA VALLE – Ma cosa vuoi che faccian saltare. La bomba…

BERLUSCONI – Senti un po’… tutto bene lì, i ragazzi, tutto bene?

DELLA VALLE – Sì, sì, tutto bene.

BERLUSCONI – Tua moglie?

DELLA VALLE – Mi rattrista ’sta cosa, cazzo.

BERLUSCONI – Eh, va be’, cosa ci vuoi fare? Senti, tua moglie sta bene?

DELLA VALLE – Bene, bene.

BERLUSCONI – Senti… io… niente, ero in debito anche di una risposta su Tanzi.

DELLA VALLE – Eh.

BERLUSCONI – Francamente non mi è venuto in mente un Cristo (ride) (…)

DELLA VALLE – Senti… quando è quella scadenza?

BERLUSCONI – Di Rizzoli?

DELLA VALLE – No, no, no, la scadenza di quei de… delinquenti lì che t’han detto…

BERLUSCONI – Fra sei giorni.

DELLA VALLE – Perché non prendiamo l’aereo domani, molliamo tutto e andiamo a fare un giro?

BERLUSCONI – No, io son qui con…

DELLA VALLE – Anch’io. Sapessi i casini che c’ho in ballo io, non ne hai idea.

BERLUSCONI – Eh.

DELLA VALLE – Però, vaffanculo, andiamo… andiamo in giro per il mondo. Eh, se quelli hanno un Grumond (fonetico, parola non certa) che va forte come noi, ci beccano. Ma proprio da stare un giorno in un posto, un giorno in un altro.

BERLUSCONI – Sì, va be’, ma, avendo allontanato l’oggetto, capisci?

DELLA VALLE – Sì, va be’, ma, Silvio, se sono sei giorni…

BERLUSCONI – No, son preoccupato piuttosto per il Paolo, così, insomma.

DELLA VALLE – Be’, Paolo, scusa, portiam via anche lui.

BERLUSCONI – Eh, sì. Va be’.

DELLA VALLE – Ragazzi, il mondo si ferma, eh.

BERLUSCONI – Va be’, lo so, lo so.

DELLA VALLE – Eh.

BERLUSCONI – Va be’.

DELLA VALLE – Facciamolo… Silvio, facciamolo davvero.

BERLUSCONI – Ma no, dài. Io c’ho tante cose da fare qui. Io poi non ci credo a quelle robe lì, lo sai.

DELLA VALLE – Hai paura di diventare povero?

BERLUSCONI – No.

DELLA VALLE – Sei giorni?

BERLUSCONI – No.

DELLA VALLE – Dài. Andiamo a fare sei giorni i pirla per il mondo.

BERLUSCONI – No, no, ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni.

DELLA VALLE – Eh, lo so, ma solo che questi qui… poi te lo… ci provano ancora, eh. Be’, ma, Silvio, avrai tutta la collaborazione che serve, no?

BERLUSCONI – Sì, sì, tutti quanti. Sono molto… sono molto bravi.

DELLA VALLE – Eh.

BERLUSCONI – Va be’. Senti, Renato…

DELLA VALLE – Mi dispiace molto, Silvio.

BERLUSCONI – Ci sentiamo (…)

Dal che si apprende, fra l’altro, che Berlusconi non trova niente di strano nel “pagare tranquillo” il pizzo ai mafiosi, “così almeno non rompono i coglioni”. E’ lo stesso soggetto che oggi fa il presidente del Consiglio e dovrebbe, eventualmente, combattere i mafiosi che vent’anni fa intendeva pagare, e dovrebbe pure incoraggiare i cittadini a denunciare le richieste estorsive, anziché cedervi. Mission impossible.

Ora però sappiamo anche che cosa voleva la mafia da lui: una televisione. Naturalmente nessuno, raccontando questa storia, si pone e gira a chi di dovere le due domande fondamentali.
1) Come poteva Riina pensare che Provenzano e Vito Ciancimino (i suddetti sono tre boss mafiosi) fossero in grado di raggiungere Silvio Berlusconi?
2) Come mai quel documento, sequestrato nel 2004 in casa Ciancimino dalla Procura di Palermo allora diretta da Piero Grasso, non era agli atti del processo d’appello in corso a carico del figlio dell’ex sindaco di Palermo, e salta fuori soltanto ora? E come mai la Procura di Grasso, quando interrogò Ciancimino junior per giorni e giorni, non gli pose neppure una domanda su quella lettera autografa di Riina diretta a Berlusconi? L’onorevole avvocato Niccolò Ghedini, interpellato dalla Stampa, cade dalle nuvole: “E’ in assoluto la prima volta che sento parlare di questa storia.

“E penso che non ne sappia nulla nemmeno il Presidente, altrimenti lo saprei anch’io”. Strano, perché il presidente, al telefono con Della Valle, si mostrava informatissimo della cosa, ed è una di quelle cose che difficilmente si dimenticano. Ma forse l’On.Avv. s’è portato avanti col lavoro, e, in attesa di abolire le intercettazioni, ha deciso di dimenticarle. E’ il Lodo Amnesia.