Firenze – Tutti si aspettavano il colpo da teatro da Matteo Renzi, invece il passo di danza è arrivato dal presidente della Provincia Andrea Barducci (vice di Renzi nella passata legislatura) che ha nominato Carla Fracci assessore alla cultura.

La nuova giunta di Palazzo Vecchio, invece, non presenta nomi conosciuti al grande pubblico, ma due assessori pescati fuori dai confini dei partiti. Uno è Giuliano da Empoli, 36 anni, sociologo e scrittore, in passato consigliere del ministro delle comunicazioni Maccanico, della presidenza del Consiglio con Prodi e al ministero della Cultura sotto Rutelli. E proprio di cultura si occuperà, in una città nella quale non è certo una voce secondaria. L’altro è Angelo Falchetti, 42 anni, cofondatore di Dada, una società che si occupa di internet ora di Rcs. Ha conosciuto Renzi su Facebook, dice, e avrà in mano le chiavi del bilancio.

Una giunta giovane, cinque uomini e cinque donne, si va dai 34 anni del vicesindaco Dario Nardella, un fedelissimo di Renzi, ai 53 di Rosa Maria Di Giorgi. Nessuno, però, più giovane del neo sindaco 34enne e in questo senso forse si deve leggere anche il fatto che alla fine il grande nome non è arrivato: nessuno può rubare la scena a Renzi in un Palazzo Vecchio che avrà anche facce nuove, ma conta una maggioranza schiacciante in Consiglio, maggioranza di renziani nel gruppo Pd, e soltanto briciole agli alleati (ai dipietristi assegnato l’assessorato all’ambiente, ai socialisti università e ricerca, sparita la Sinistra che si è presentata nel cartello elettorale insieme al Ps).

Addirittura Renzi ha tenuto per sé la delega alla sicurezza, quella che con Leonardo Domenici era stata del discusso e indagato Graziano Cioni, nel bene e più nel male il protagonista della passata giunta. Per questo compito Renzi ha chiamato al suo fianco un consulente d’eccezione, l’ex procuratore nazionale anti-mafia Pier Luigi Vigna, che lavorerà “a titolo assolutamente gratuito”.

Intanto il professore Giampiero Gallo, docente di econometria finanziaria a Firenze, e candidato in una delle due liste civiche di Renzi, pone pesanti dubbi sulla regolarità dell’assegnazione dei seggi in consiglio comunale: “Guarda caso tutti i candidati che hanno avuto la costanza di frequentare la Madonna della Neve (locali del comune dove si sono svolte le operazioni di riconteggio, ndr) hanno avuto la grazia di vedere aumentati i loro voti di preferenza in maniera determinante. I dati trascritti – continua il professor Gallo – sono palesemente errati in alcuni casi (sezioni nelle quali sono state omesse interamente le preferenze), ma ciò nonostante si decide di andare avanti e di rendere definitivi i risultati. A me sembra una follia completa: trascrivono i dati a mano, la dettatura avviene su un unico archivio.  Intendiamoci: non ho alcuna certezza che gli errori siano stati fatti a mio discapito. Se starnutendo qualcuno  avesse inserito un voto di preferenza in più a me in una sezione, sarei stato proclamato io riversando sull’escluso l’onere del ricorso individuale. Ci commuoviamo – conclude Gallo – a vedere i cittadini iraniani sollevare i cartelli “Where is my vote”?  A Firenze tanti si pongono la stessa domanda”. 

Giampiero Calapà  – www.ilcronista.net